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Stress e il sindrome da burnout nella professione educativa



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Atti di bullismo, precarietà, demotivazione. La sindrome del “burnout” lavorativo colpisce sempre più insegnanti, al punto che 1 insegnante su 2 soffre di stress. Chi ne è afflitto spesso fa fatica a parlarne e non sempre può contare su una rete di aiuto. Così le conseguenze rischiano di essere molto gravi.

Stressati dalle responsabilità, trascurati da chi dovrebbe motivarli, ostaggi di una precarietà lavorativa che accresce i fattori d’ansia e sempre più spesso, come dimostra la cronaca, bersaglio di atti di bullismo da parte degli studenti, quando non addirittura contestati e minacciati dai loro genitori.


Dalla letteratura più recente sullo stress-lavoro correlato emerge quanto il lavoro educativo sia un ambiente professionale particolarmente esposto a condizioni stressogene.

Un’indagine su 1.500 professori, condotta a partire dal 2015 dall’Onsbi (l’Osservatorio nazionale salute e benessere dell’insegnante dell’università Lumsa di Roma), ha rivelato casi di burnout medio-alto nel 67% degli intervistati, con presenza eccessiva e persistente di uno o più dei seguenti fattori: esaurimento emotivo, manifestazioni di cinismo verso l’istituzione scolastica, isolamento anche fuori dal contesto lavorativo, insonnia, abuso di psicofarmaci, sigarette, alcol, caffè. Il 53% dei docenti, inoltre, ritiene di aver fallito nella sua missione educativa.


Che cos’è il sindrome da ‘burnout’?