Burnout




In questo articolo del Corriere della Sera, Diana Cavalcoli approfondisce le cause del burnout e cosa dovrebbe fare il management di un'azienda per prevenirlo.


L'OMS definisce il burnout come una 'sindrome concettualizzata come conseguenza di stress cronico sul posto di lavoro non gestito con successo.' Spostando così la responsabilità su chi organizza il lavoro.


Si comincia a parlare della ‘sindrome di burn-out’ nella prima metà degli anni ‘70, negli Stati Uniti, per identificare una patologia professionale che veniva osservata sempre più frequentemente tra gli operatori sociali. Gli operatori afflitti da tale patologia apparivano completamente ‘bruciati’, ‘fusi’, cortocircuitati’.

Il termine deriva dal gergo sportivo: negli anni trenta veniva utilizzato per indicare la condizione di quegli atleti che dopo un periodo di successi, improvvisamente vanno in crisi e non riescono a dare più nulla dal punto di vista agonistico.


Il burnout è un vero e proprio esaurimento fisico ed emotivo di cui è vittima il lavoratore, che si presenta con un crescente senso di distacco dalle attività nelle quali il soggetto è coinvolto. Il lavoro perde di significato e le conseguenze psico-fisiche possono essere drammatiche, con effetti decisivi anche sulla produttività.


Il burnout, secondo l’OMS, è caratterizzato da 3 dimensioni principali che coinvolgono direttamente il lavoratore:


1. ESAURIMENTO FISICO ED EMOTIVO:

L'individuo si sente prosciugato, esausto, incapace di rilassarsi e di recuperare. Per questo motivo è fondamentale impostare una terapia che non abbraccia solamente il benessere psicologico, ma che parte dal recupero del benessere fisico per poi, solo successivamente, far accrescere il benessere psicologico e sociale.


2. DEPERSONALIZZAZIONE:

L'individuo assume un comportamento freddo e distaccato nei confronti del lavoro e degli altri, adottando un atteggiamento di indifferenza nel tentativo di proteggersi.

(distanza mentale dal proprio lavoro, negativismo o cinismo)


3. RIDOTTA EFFICACIA PROFESSIONALE:

L'individuo arriva a percepirsi come incapace ed inadeguato al lavoro. I singoli individui percepiscono questo squilibrio come una crisi personale, mentre in realtà è il posto di lavoro a presentare problemi. Per questo motivo può capitare che al posto del burnout vengono diagnosticate patologie come una sindrome d'umore o stato d'ansia.


Christina Maslach ha individuato i 6 principali fattori che portano all'esaurimento fisico ed emotivo, caratteristica principale del burnout:

1. Un eccessivo carico di lavoro; una delle conseguenze negative del home working è che la maggior parte delle persone lavora più ore e trova difficile staccarsi dal lavoro.

2. Una mancata autonomia decisionale

3. La mancanza di riconoscimento nel proprio impegno

4. Un ambiente di lavoro chiuso e estremamente competitivo

5. Un management parziale fondato su favoritismi

6. La mancanza di obiettivi chiari


Non si tratta quindi di un problema riguardante esclusivamente il lavoratore. Per trovare una soluzione vincente bisogna coinvolgere l'organizzazione.


Per intervenire sullo stress in azienda, il management può promuovere l'integrazione di interventi di prevenzione e riduzione del rischio dello stress lavoro correlato, su vari livelli:

- Primario: interventi che prevengono l’esposizione a fonti di stress lavoro correlato, riducendole o modificandole, quali ad esempio il miglioramento dell’ambiente di lavoro, riorganizzazione presenze (smart working), miglioramenti comunicazione interna, etc.


- Secondario: interventi per accrescere la consapevolezza del lavoratore sulle fonti di stress lavoro correlato e delle gravi conseguenze sulla salute, e fornire competenze e risorse utili a gestire o fronteggiare le situazioni di stress, eg: corso di gestione dello stress, informazione tramite newsletter, etc.


- Terziario: interventi per ridurre o contenere gli effetti negativi dello stress lavoro correlato sulla salute. Da applicare quando gli effetti si sono già manifestati, per facilitare il ritorno alle piene funzionalità sociali e lavorative, eg. Sportello di ascolto, identificazione referenti interni per consulenze in casi critici, iniziative di promozione della salute, percorsi di sostegno individuali o in gruppo, etc.


In particolare, in questo momento complesso legato alla pandemia in cui i lavoratori devono 'fare di più con meno' è importante dare flessibilità e autonomia ai lavoratori per prevenire meglio lo stress. Questo significa avanzare meno richieste alle persone, dare loro più controllo su come gestire tali richieste e renderle quindi autonomi.


Invece, a livello individuale potrebbe risultare efficace l'intervento di un coach, sia per quanto riguarda il miglioramento della resilienza come atto di prevenzione al burnout, sia per offrire un approccio olistico, che fa accrescere non solo il benessere psicologico, ma anche fisico e sociale, per uscire dal burnout.


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